C’è un momento, davanti al bancomat o alla cassa, in cui tutto sembra normale e poi qualcosa “stona”: la fessura della carta è leggermente diversa, il POS impiega più del solito, la transazione si blocca senza spiegazioni. È da qui che nasce l’allerta bancomat e POS di queste settimane, non un singolo episodio, ma una somma di frodi, malfunzionamenti e cambiamenti che stanno rendendo i pagamenti elettronici più delicati del previsto.
Due problemi che si sovrappongono: truffe e blocchi
Quello che sta succedendo, in pratica, è la sovrapposizione di due fenomeni.
Da una parte tornano con forza le frodi “fisiche”, quelle che sfruttano sportelli e terminali manomessi, con tecniche come lo skimming, microcamere e tastiere sovrapposte per rubare dati e PIN. Dall’altra si sono verificati disservizi estesi: momenti in cui POS e circuiti di pagamento risultano rallentati o temporaneamente indisponibili, con conseguenze immediate sulla vita quotidiana e sulle vendite.
Il punto non è scegliere quale sia il pericolo maggiore. È capire che, quando siamo molto dipendenti dal cashless, basta poco per creare un effetto domino.
Frodi ai bancomat e ai POS: come funzionano oggi
Le truffe non sono “nuove”, ma si sono evolute in modo silenzioso. Il meccanismo tipico è semplice da immaginare: tu inserisci la carta, digiti il PIN, fai tutto correttamente, e intanto un dispositivo raccoglie ciò che non dovrebbe.
I segnali più comuni, quelli che spesso si notano solo dopo, includono:
- lettori più sporgenti o con plastiche non perfettamente allineate
- fessure “dure” o che trattengono la carta un istante di troppo
- piccole anomalie vicino alla tastiera, come pellicole o parti che sembrano aggiunte
- ATM in posizioni isolate, dove è più facile agire senza essere visti
Non serve diventare paranoici, ma è utile ricordare che la sicurezza passa anche da un’occhiata rapida e da qualche abitudine ripetuta con calma.
Blackout e malfunzionamenti: perché possono succedere
Poi c’è l’altro lato dell’allerta, quello meno “criminale” e più infrastrutturale. In alcuni casi si sono verificati blocchi o rallentamenti che hanno impedito pagamenti in negozi, bar, distributori e servizi quotidiani, proprio quando la gente si aspetta che “funzioni e basta”.
Quando un POS non risponde, il problema non è solo tecnico. Diventa pratico, immediato:
- file che si allungano, clienti che rinunciano
- impossibilità di pagare beni essenziali se non si ha contante
- esercenti che perdono incassi e tempo, e devono gestire contestazioni
- stress operativo, soprattutto nei giorni di picchi di traffico commerciale
Questo scenario mette in evidenza una verità semplice: l’economia cashless è comodissima, ma richiede sistemi robusti e piani di emergenza, anche “piccoli”, come una seconda linea o un secondo terminale quando possibile.
Commissioni e nuove regole: cosa cambia nel 2025
Sul fondo, intanto, si muove il quadro regolamentare e tecnologico: aggiornamenti su commissioni, regole interbancarie e possibili evoluzioni dell’autenticazione (anche più forte e, in prospettiva, più biometrica). Per chi compra, l’effetto può essere invisibile, ma per chi vende spesso si traduce in costi da prevedere e in scelte operative.
Per gli esercenti, il tema non è solo “accetto o non accetto”, perché spesso non è una vera scelta. È piuttosto:
- capire quali costi di transazione si stanno applicando
- mantenere i POS aggiornati (firmware, parametri, sicurezza)
- evitare soluzioni improvvisate che aumentano il rischio di frodi o errori
Cosa fare subito: un mini protocollo pratico
Quando sei cliente, le azioni più efficaci sono anche le più semplici:
- copri sempre il PIN con la mano, anche se ti sembra inutile
- se lo sportello “sembra strano”, cambia ATM senza esitazione
- attiva notifiche e controlla spesso movimenti e micro addebiti
- in caso di operazioni sospette, segnala subito a banca e autorità competenti
Se sei esercente, il focus è doppio, sicurezza e continuità:
- aggiorna il POS e verifica che sia manomissione-resistant (sigilli, controlli periodici)
- definisci una procedura per i blocchi (ad esempio alternativa di pagamento, gestione scontrini sospesi, comunicazione chiara al cliente)
- forma il personale a riconoscere segnali di terminale alterato o comportamenti anomali
La risposta alla domanda che tutti si fanno
Quindi sì, l’allerta è reale, ma non è “panico da bancomat”. È un campanello che suona perché due fragilità si stanno mostrando insieme: truffe più raffinate e interruzioni che rendono evidente quanto contiamo sui pagamenti digitali. La buona notizia è che una parte importante della difesa è fatta di attenzione, aggiornamenti e abitudini, piccoli gesti ripetuti che, messi insieme, riducono davvero il rischio.




