Se hai un buono fruttifero del 2005 nel cassetto, magari infilato tra vecchie ricevute e libretti, capisco benissimo la sensazione: lo trovi per caso e ti chiedi, “Ma quanto vale davvero oggi?”. La risposta può sorprendere, perché quei 5.000 euro di allora, con un buono fruttifero postale ordinario, potrebbero essere cresciuti molto più di quanto immagini.
Il numero che tutti vogliono sapere: quanto valgono oggi 5.000 euro del 2005
Partiamo dal dato più concreto e “centrato” su un caso tipico: un buono ordinario sottoscritto nel 2005, portato fino alla durata massima (20 anni), oggi arriva a circa 9.798 euro lordi. Tolta la tassazione sugli interessi, parliamo di circa 9.198 euro netti.
In pratica, su un capitale iniziale di 5.000 euro, gli interessi lordi maturati sarebbero intorno a 4.798 euro, e le imposte sugli interessi circa 599 euro.
Per rendere l’idea senza formule, è come se quel buono avesse lavorato in silenzio per anni, mettendo via un piccolo “tesoretto” progressivo, fino a quasi raddoppiare.
Perché il valore può cambiare (anche parecchio)
Qui entra in gioco la parte che spesso fa inciampare: non esiste un solo valore valido per tutti. Il totale dipende da dettagli reali, non da stime generiche.
I principali fattori che fanno la differenza sono:
Data esatta di sottoscrizione
Anche pochi mesi possono spostare il risultato, perché i tassi crescenti seguono finestre temporali precise.Data di rimborso effettiva
Se rimborsi prima dei 20 anni, il rendimento complessivo cambia (di solito in meno).Serie del buono
I buoni del 2005 possono avere serie differenti, con condizioni diverse. La serie è stampata sul titolo cartaceo (o risulta dai dati, se dematerializzato).Durata massima e stop ai rendimenti
Il punto chiave: molti buoni ordinari hanno maturazione massima a 20 anni. Arrivati lì, cessano di generare nuovi interessi. Quindi il 2025 è uno spartiacque importante per i buoni del 2005.
Tassazione e bollo: cosa ti resta davvero in mano
La tassazione dei buoni fruttiferi è uno dei motivi per cui sono rimasti popolari: è semplice e, spesso, più leggera di altri strumenti.
- Ritenuta fiscale del 12,50% solo sugli interessi, non sul capitale.
- Imposta di bollo: in molte situazioni può essere esente se il valore complessivo del portafoglio di buoni è fino a 5.000 euro. Se superi quella soglia, possono entrare regole diverse.
Se ti interessa inquadrare il tema in modo più ampio, la tassazione agevolata rientra nel trattamento tipico dei titoli di Stato, ed è legata al quadro generale della fiscalità.
Perché trovi cifre diverse online (e come interpretarle)
Magari hai già visto stime più conservative, tipo “arriva a 7.000 euro” o “circa 7.250 euro”. Queste differenze di solito nascono da due errori comuni:
- si applica un tasso annuo “medio” inventato (tipo 3% o 4%) senza considerare i tassi predefiniti e crescenti reali del buono ordinario,
- si usa una durata diversa (15 o 18 anni) invece della durata massima di 20 anni.
Il valore di 9.798 euro lordi è più credibile proprio perché deriva da una logica di maturazione completa, coerente con la struttura dei buoni ordinari del periodo.
Come verificare il valore esatto, senza andare a tentativi
La cosa migliore è fare una verifica puntuale con gli strumenti ufficiali. Ti basta avere:
- importo (nel tuo caso 5.000 euro),
- data di sottoscrizione,
- serie,
- data in cui vuoi rimborsare.
Poi puoi usare il simulatore ufficiale di Cassa Depositi e Prestiti o di Poste Italiane. È il modo più rapido per ottenere il valore aggiornato, con lordo e netto.
Riscatto e scadenza: l’ultima cosa da non dimenticare
I buoni sono in genere rimborsabili senza costi, online (se dematerializzati) o in ufficio postale. Ma attenzione a una regola che molti ignorano: dopo la scadenza, scatta un periodo oltre il quale il diritto può decadere, perché esiste una prescrizione decennale dalla scadenza.
Tradotto in parole semplici: non lasciarlo lì “ancora un po’” per abitudine. Se il tuo buono del 2005 sta arrivando a fine corsa nel 2025, ha senso controllarlo adesso, capire quanto vale, e decidere con calma quando rimborsarlo. Perché sì, quei 5.000 euro potrebbero essere diventati quasi 9.200 netti, ma solo se li tratti come meritano: con un controllo preciso e al momento giusto.




