Quando leggi “allerta privacy su WhatsApp” e “funzione pericolosa attivata”, è normale sentire quella fitta allo stomaco: e se davvero qualcuno potesse entrare nelle chat, sbirciare numeri, recuperare foto e messaggi? In questi giorni ho visto la stessa catena rimbalzare ovunque, e proprio per questo vale la pena fermarsi un attimo, respirare, e capire cosa c’è di vero. Spoiler, la parte “pericolosa” è una bufala virale.
La “funzione pericolosa” esiste, ma non è quella che ti raccontano
La voce gira attorno a una novità reale di WhatsApp, introdotta ufficialmente il 23 aprile 2025: la Privacy avanzata della chat. Il nome suona serio, quasi da “allarme rosso”, e infatti è stato facile per le catene trasformarla in un presunto interruttore anti spionaggio.
Solo che la storia raccontata dai messaggi virali è sbagliata: questa funzione non serve a impedire a Meta AI di leggere le chat private, perché quelle chat sono già protette dalla crittografia end-to-end (la riconosci dal lucchetto). E sì, il punto è proprio quello: se una conversazione è end-to-end, non viene “aperta” da terzi.
L’unico modo in cui un sistema esterno può “vedere” un contenuto è quando lo condividi tu, volontariamente, fuori da quel perimetro.
Cosa fa davvero la Privacy avanzata della chat (in pratica)
Questa impostazione è pensata per ridurre la condivisione esterna dei contenuti, soprattutto in contesti delicati, come gruppi numerosi, chat di lavoro, o conversazioni in cui circolano immagini e documenti.
Con l’opzione attiva, WhatsApp limita alcune azioni agli altri partecipanti della chat (sia individuale sia di gruppo), in particolare:
- impedisce di esportare la conversazione
- impedisce di scaricare automaticamente foto e video nella galleria del telefono
- impedisce di usare i contenuti della chat per alcune funzioni IA esterne alla chat stessa (per esempio riassunti o analisi generati fuori dall’app)
È una specie di “tappo” contro la dispersione, non una barriera contro un accesso segreto.
Meta AI: cosa può leggere e cosa no
Qui nasce il fraintendimento più diffuso. Meta AI non ha accesso libero alle tue conversazioni private protette: la base tecnica è la crittografia, che fa sì che solo mittente e destinatario possano leggere i messaggi.
Meta AI può invece elaborare contenuti solo quando:
- le invii un messaggio volontariamente (per esempio taggandola con @MetaAI, dove disponibile)
- le incolli tu un testo o un contenuto che vuoi farle riassumere o spiegare
In quel caso, il contenuto viene gestito in un ambiente cloud dedicato e, secondo le indicazioni disponibili, viene eliminato dopo l’elaborazione. Ma è una scelta attiva dell’utente, non qualcosa che “si accende” da sola nelle chat.
La bufala: perché sembra credibile (e perché si diffonde così bene)
Le catene virali iniziate intorno al 22 luglio 2025 dicono più o meno questo: “Se non attivi subito la funzione, l’AI può aprire le chat, vedere numeri, leggere gruppi e recuperare dati personali”. È un messaggio costruito per far leva su urgenza e paura.
Ecco un confronto rapido, così lo vedi a colpo d’occhio:
| Catena virale dice | Realtà |
|---|---|
| “L’AI entra nelle chat private” | Le chat end-to-end restano private |
| “Vede numeri e dati personali” | Nessun accesso automatico ai contenuti protetti |
| “Attiva subito o sei esposto” | Funzione opzionale, utile contro l’esportazione |
| “Serve per bloccare Meta AI” | Non è collegata all’accesso alle chat |
Il punto chiave è semplice: questa impostazione non cambia la sicurezza di base delle chat, cambia solo quanto facilmente gli altri possono portarsi fuori i contenuti.
Come attivarla o disattivarla (se ti è utile)
Non è un intervento “salva emergenza”, però può essere comodo in certe situazioni. Per gestirla:
- Apri la chat o il gruppo.
- Tocca il nome della chat in alto.
- Seleziona Privacy avanzata della chat.
- Attiva o disattiva l’opzione.
Io la considero una buona idea nei gruppi grandi, dove non conosci tutti bene, o quando si condividono foto di minori, documenti, o dettagli logistici.
Cosa fare adesso: una regola semplice contro gli allarmi
Se un messaggio ti spinge a “farlo subito” e a inoltrarlo a tutti, rallenta. In questi casi, la mossa più intelligente è verificare sulle comunicazioni ufficiali dell’app e ignorare i toni sensazionalistici.
La conclusione, quella che davvero tranquillizza, è questa: le chat restano sicure anche senza attivare la Privacy avanzata, perché Meta e l’AI non leggono i contenuti protetti. La funzione non è un antifurto contro un ladro invisibile, è un lucchetto in più contro la condivisione indiscreta da parte di chi è già dentro la chat.




