Ti capita mai di sentire parlare di “pensione media in Italia” e di immaginarti una cifra rassicurante, quasi stabile, come se fosse un approdo sicuro? Anch’io, per anni, l’ho pensata così. Poi inizi a guardare le cifre reali, quelle delle nuove pensioni liquidate, e ti accorgi che la realtà è molto più bassa di quanto pensi, soprattutto quando si parla di importi lordi e di chi va in pensione oggi.
Le cifre che contano davvero, quelle delle nuove pensioni
Quando si parla di “pensione media”, la parola chiave è: di quale media stiamo parlando? I dati più rivelatori sono quelli dei flussi di liquidazione, cioè le pensioni appena concesse.
Secondo i dati INPS, nel 2024 sono state erogate 889.642 pensioni con un importo medio di circa 1.223 euro mensili lordi. Nel primo semestre 2025, le pensioni liquidate sono state 397.691, con una media molto simile, circa 1.215 euro lordi al mese.
Questa è la “pensione media” che descrive più da vicino cosa succede a chi entra adesso nel sistema pensionistico. E qui arriva il primo scarto mentale: 1.200 euro lordi non sono 1.200 euro in tasca.
Lordo, netto e aspettative, il punto che spiazza
L’importo citato è lordo. Vuol dire che prima di arrivare sul conto viene “alleggerito” da imposte e trattenute. Il netto varia in base a reddito complessivo, detrazioni e addizionali, ma il messaggio è semplice: se ti aspetti una cifra “pulita” simile al lordo, rischi una sorpresa.
Un modo pratico per capirlo è pensare così:
- 1.215 euro lordi possono diventare sensibilmente meno in netto
- eventuali altre entrate o conguagli possono cambiare la cifra mese per mese
- la tredicesima esiste, ma non risolve il divario se la base è bassa
Perché allora si sente dire che la media è più alta?
Ecco il secondo numero che crea confusione: la media generale su tutti i pensionati. Nel 2024, l’importo medio complessivo risulta circa 1.861 euro lordi mensili.
Sembra un altro Paese, vero? La spiegazione, però, è logica. Dentro quella media convivono pensioni molto diverse:
- pensioni “storiche” con regole e carriere più favorevoli
- assegni più alti legati a retribuzioni elevate o anzianità lunghe
- indicizzazioni accumulate nel tempo
- differenze tra gestioni, con alcune categorie mediamente più tutelate
Insomma, la media generale è come la temperatura media annuale, utile, ma non ti dice com’è il meteo oggi.
Le differenze tra categorie, non tutte le pensioni nascono uguali
Nel primo semestre 2025, i valori medi cambiano molto a seconda del tipo di pensione:
- Vecchiaia: circa 1.136 euro lordi (117.901 casi)
- Anticipate: circa 2.076 euro lordi (98.356 casi, in calo rispetto all’anno precedente)
- Invalidità: circa 810 euro lordi (23.996 casi)
Qui si vede un dettaglio importante: le pensioni anticipate, quando arrivano, possono essere più alte, ma non sono la norma per tutti e dipendono da carriere contributive robuste.
Il divario di genere, la crepa che resta visibile
C’è un dato che, letto una volta, non lo dimentichi facilmente: nel primo semestre 2025, la media delle nuove pensioni per le donne è circa 1.009 euro lordi, mentre per gli uomini è circa 1.449 euro lordi.
Non è un mistero, purtroppo. Dietro ci sono carriere più discontinue, part time, periodi di cura familiare, salari mediamente più bassi. Il risultato è un divario che si trascina fino alla pensione.
Sotto i 750 euro, la fascia che ridimensiona tutto
Un altro numero rimette i piedi per terra: oltre il 53,5% delle pensioni vigenti risulta sotto 750 euro mensili. È una quota enorme, e spiega perché, quando si parla con persone reali, la percezione sia spesso diversa dalle “medie” raccontate.
Cosa portarsi a casa, senza ansia ma con lucidità
Se dovessi riassumere quello che ho capito, è questo:
- La pensione media dei nuovi pensionati ruota attorno a 1.200-1.230 euro lordi
- La media generale è più alta perché include assegni del passato, spesso più generosi
- Categoria, carriera e genere cambiano drasticamente il risultato finale
- La fascia di pensioni basse è ampia, e va considerata quando fai piani concreti
La domanda del titolo, in fondo, ha una risposta semplice: la pensione media “di oggi” è più bassa perché racconta un sistema in cui molti arrivano alla fine della carriera con contributi frammentati e retribuzioni non sempre crescenti. Sapere le cifre reali non toglie speranza, ma toglie illusioni, e questo, paradossalmente, è già un modo per proteggersi.




