Se anche tu hai sentito parlare di un rendimento netto del 4% senza rischi, capisco benissimo la tentazione, sembra la combinazione perfetta, un po’ come trovare parcheggio davanti casa alle 19. Il punto è che, quando si parla di soldi, le frasi “4% netto” e “senza rischi” raramente stanno bene nella stessa frase, e il 2026 non fa eccezione.
Perché “4% netto e zero rischi” è un miraggio (e non per cattiveria)
La regola non scritta della finanza è semplice: più vuoi rendimento, più devi accettare un rischio, anche minimo. “Senza rischi” può voler dire molte cose, e spesso chi ascolta immagina una sola cosa: capitale intoccabile, guadagno garantito, nessuna sorpresa.
In realtà, anche gli strumenti più prudenti convivono con almeno uno di questi fattori:
- rischio di tasso (se i tassi cambiano, i prezzi si muovono),
- rischio emittente (piccolo, ma mai nullo),
- rischio liquidità (non sempre puoi uscire quando vuoi),
- erosione del potere d’acquisto, cioè inflazione, che può trasformare un “guadagno” in un pareggio.
E poi c’è la parola “netto”: dopo tasse e costi, un 4% vero richiede spesso un rendimento lordo sensibilmente più alto.
Le alternative più “sicure” nel 2026 (ma con rendimenti più bassi)
Quando l’obiettivo principale è preservare il capitale, i candidati tipici sono sempre gli stessi. Non fanno sognare, però fanno dormire.
Conti deposito
I conti deposito remunerano la liquidità con un profilo di rischio contenuto, soprattutto se rientrano nei meccanismi di tutela previsti. Di solito, però, il rendimento non è tale da arrivare stabilmente a un 4% netto, specie sulle durate più lunghe, e bisogna fare attenzione a:
- vincoli (svincolo possibile, ma spesso penalizzato),
- tassi promozionali temporanei,
- impatto fiscale e bollo.
Titoli di Stato e strumenti monetari
I titoli di Stato di Paesi solidi e i fondi del mercato monetario vengono spesso usati come “parcheggio evoluto”. In pratica puntano a stabilità, non a performance aggressive. Sono utili per:
- ridurre la volatilità complessiva,
- pianificare scadenze,
- proteggere il capitale in scenari incerti.
Dove nasce quel “quasi 4%”: rendimento possibile, rischio reale
Per avvicinarsi a un 4% netto, di solito bisogna accettare una quota di mercato. Non significa buttarsi nel vuoto, significa scegliere rischi comprensibili e distribuirli bene.
Obbligazioni: più rendimento, ma non sono un salvadanaio
Le obbligazioni (investment grade o high yield) possono offrire cedole interessanti, ma portano con sé variabili che cambiano il risultato finale:
- rischio di credito (soprattutto nell’high yield),
- rischio di durata (scadenze lunghe, sensibilità ai tassi),
- spread che si allargano in fasi di tensione.
Un approccio “furbo” qui è non innamorarsi del singolo titolo, ma ragionare su diversificazione e orizzonti coerenti.
ETF e portafogli diversificati
Gli ETF e i portafogli multi-asset funzionano come una cesta: non eliminano il rischio, ma possono renderlo più gestibile. Se l’obiettivo è un rendimento medio nel tempo, spesso la strada è:
- quota prudente in strumenti monetari o titoli a breve,
- quota obbligazionaria diversificata,
- piccola quota azionaria globale per dare “spinta” nel lungo periodo.
Immobili: rendita più stabile, ma gestione e capitale
Gli immobili da investimento possono avvicinarsi a rendimenti interessanti tramite locazione, ma richiedono:
- capitale iniziale elevato,
- manutenzione e tempi di sfitto,
- rischio di mercato locale e normative.
Una “ricetta” realistica per inseguire il 4% senza raccontarsela
Se vuoi qualcosa che somigli a un 4% netto, l’idea migliore non è cercare il prodotto magico, ma costruire un percorso.
- Definisci l’orizzonte: 6 mesi, 2 anni, 10 anni cambiano tutto. Più è breve, meno rischio puoi permetterti.
- Accetta un rischio misurato: una quota di volatilità è spesso il “prezzo” per salire di rendimento.
- Controlla costi e tasse: un punto percentuale di costi può fare la differenza tra “quasi” e “niente”.
Mini tabella: cosa aspettarsi davvero
| Strumento | Obiettivo tipico | Rischio | Probabilità di 4% netto |
|---|---|---|---|
| Conti deposito | stabilità | basso | bassa |
| Titoli di Stato (prudenziali) | preservazione | basso-medio | bassa |
| Fondi monetari | parcheggio | basso | bassa |
| Obbligazioni diversificate | reddito | medio | media (non garantita) |
| ETF multi-asset | crescita | medio | media (con oscillazioni) |
| Immobili | rendita | medio | variabile |
Il punto finale (quello che risolve il dubbio)
Nel 2026 non esiste, in modo serio e generalizzabile, un investimento che offra 4% netto garantito senza rischi. Quello che esiste è un ventaglio di soluzioni molto prudenti che proteggono il capitale ma rendono meno, e un secondo gruppo di strumenti che può avvicinarsi a quel numero, a patto di accettare una dose di rischio e un orizzonte adeguato.
Se la promessa è “zero rischi”, il 4% netto è quasi sempre marketing. Se invece la promessa è “rischio controllato e piano coerente”, allora quel 4% può diventare un obiettivo plausibile, non certo, ma finalmente realistico.




