Se ti sei chiesto se la sterlina stia “crollando” o “salendo”, probabilmente hai già notato quella sensazione strana da mercato in bilico, un giorno sembra riprendersi, quello dopo perde terreno. La verità, oggi, è più interessante di un semplice su o giù: siamo dentro una fase di consolidamento, con un’aria moderatamente positiva per il 2026, ma senza lo slancio esplosivo visto nel 2025.
Dove siamo davvero (foto al 5 gennaio 2026)
Partiamo dai numeri, perché è qui che sparisce la confusione.
- GBP/USD: 1,3456 dollari, in lieve calo dal massimo trimestrale di 1,3533 visto la settimana precedente.
- Contro euro: circa 0,871 (EUR/GBP), cioè servono 0,871 sterline per comprare 1 euro.
Quindi, “crollo” no. “Rally” neppure. È un movimento tipico da mercato che ha già scontato molte notizie e ora cammina a piccoli passi, osservando cosa succede intorno.
In più, la sterlina ha già incorporato un consistente premio per il rischio fiscale nell’ultimo mese, e il generale rafforzamento del dollaro ha aggiunto pressione. Il risultato è un cambio che prova ad allungare, ma tende a rientrare, come una molla che non decide se scattare o riposare.
Perché sembra ferma (ma non lo è)
Ci sono due forze che si stanno contendendo la scena:
- Dollaro forte: quando l’USD si rafforza, spesso trascina giù GBP/USD, anche se nel Regno Unito non cambia nulla di drammatico.
- Momentum limitato: dopo i guadagni del 2025, la sterlina appare più “piena”, e fatica a generare slancio autonomo.
E poi c’è un tema molto concreto: il vantaggio di carry (cioè il beneficio di detenere una valuta con rendimenti più alti) che ha sostenuto la sterlina nel 2025, nel 2026 potrebbe ridursi progressivamente. Questo non significa caduta libera, significa meno benzina nel motore.
Previsioni 2026: moderatamente positive, ma con forchetta ampia
Le stime delle grandi banche d’investimento puntano, a fine 2026, su un intervallo 1,35-1,47, con molte ipotesi concentrate tra 1,36 e 1,40. Ecco una sintesi ordinata:
| Fonte | Scenario fine 2026 (GBP/USD) | Lettura rapida |
|---|---|---|
| Goldman Sachs | 1,36 | prudenza, condizioni fiscali più restrittive |
| Morgan Stanley | 1,47 | scenario rialzista, possibile 1,50 se USA rallenta |
| UBS | rialzo graduale | trend positivo, ma senza strappi |
| Trading Economics | 1,35 (Q1), 1,30 (12 mesi) | visione più altalenante, con rischio di indebolimento |
Insomma, l’aspettativa dominante è una sterlina capace di tenere, forse di crescere, ma più “di passo” che “di corsa”.
I fattori chiave da tenere d’occhio nel 2026
Qui si gioca tutto, spesso prima ancora che i grafici lo mostrino.
- Bank of England: attese di tassi fermi almeno fino alla primavera 2026, con il mercato che prezza circa 40 punti base di tagli nell’anno.
- Focus del mercato: se l’attenzione torna sulla crescita economica più che sui differenziali di rendimento, la sterlina potrebbe cambiare ritmo.
- Produttività e investimenti: un miglioramento legato a investimenti in intelligenza artificiale potrebbe dare supporto, anche se parziale.
- Euro: UBS vede EUR/GBP verso 0,89 a dicembre 2026, segnale che l’area euro potrebbe mostrare fondamentali relativamente più solidi e tassi in restringimento.
Come monitorare in tempo reale (senza impazzire)
La parte più utile, secondo me, è costruirsi una routine semplice, come controllare il meteo prima di uscire.
Checklist pratica
- Guarda la quotazione GBP/USD e EUR/GBP su piattaforme con prezzi live (broker, app finanziarie, siti di dati macro).
- Imposta alert su livelli chiave (per esempio 1,3533 come massimo recente, 1,3450 come area di equilibrio).
- Controlla ogni settimana calendario e comunicazioni di Bank of England e Fed, perché spesso muovono le aspettative sui tassi più delle notizie “di pancia”.
- Osserva la direzione del dollaro con un indice ampio (tipo DXY), perché la sterlina può muoversi “di riflesso”.
- Dai un’occhiata alla volatilità implicita e al posizionamento, non per fare previsioni magiche, ma per capire se il mercato è nervoso o tranquillo.
Quindi sta crollando o salendo?
Oggi la risposta più onesta è: sta consolidando, con una leggera pressione ribassista di breve, ma con prospettive moderatamente positive per il 2026. Se nel primo trimestre arrivasse una finestra di debolezza del dollaro, una risalita verso 1,36 è credibile. Poi, però, la partita potrebbe diventare più selettiva, meno trainata dal carry e più legata a crescita e produttività.
Ecco perché monitorarla in tempo reale non è un vezzo, è il modo più semplice per accorgersi, quasi in anticipo, di quando la molla smette di comprimersi e decide finalmente in che direzione scattare.




