Quando ho letto “allerta prezzo pellet 2026” e quella frase sugli “aumenti shock”, mi è venuto spontaneo fare la cosa più semplice, andare a vedere i numeri, confrontarli e capire se davvero ci aspetta una stangata. Spoiler, l’aria che si respira non è da panico, ma da prudenza. E soprattutto da pianificazione, perché il pellet resta una scelta concreta, però non più “scontata” come qualche anno fa.
La verità dietro l’“allerta”: shock no, ma attenzione sì
Le previsioni più solide per il pellet 2026 non raccontano un’impennata fuori controllo. Piuttosto parlano di una stabilizzazione o, al massimo, di incrementi moderati. In soldoni, il mercato nazionale sembra orientato verso:
- 320-350 €/tonnellata come fascia media plausibile
- circa 5,6-6,50 € per sacco da 15 kg (valori medi, con oscillazioni locali)
Quindi, a quanto “arriverà” davvero? Se dobbiamo dare un numero che risponda alla curiosità del titolo, la soglia più citata e realistica è: sotto i 6,50 € a sacco per il certificato di qualità, salvo casi particolari.
Prezzi 2025-2026: dove siamo adesso (e perché conta)
Il punto è che arriviamo da anni movimentati. Oggi, per la stagione 2025-2026, si osserva spesso:
- pellet certificato ENplus® A1 intorno a 5,6 € per sacco da 15 kg, con un aumento vicino all’8% rispetto a settembre 2024 (parliamo di circa 0,40 € in più)
- in autobotte, valori attorno a 393 €/t, con rialzi che in alcuni casi si avvicinano al 15% sul 2024
- in alcuni mercati locali, prezzi tra 6,20 e 6,40 €/sacco, soprattutto dove la domanda è più nervosa o l’offerta più rigida
Qui si capisce una cosa: non è tanto il “prezzo medio” a spaventare, quanto la variabilità territoriale. E quella, nel pellet, è spesso la vera protagonista.
Cosa può muovere i prezzi nel 2026
Ho provato a immaginare il prezzo come un elastico: non è che si spezza da un giorno all’altro, ma si tende se aumentano certe pressioni. E nel 2026 le pressioni principali sono queste.
1) Domanda: stufe, caldaie, e voglia di indipendenza
In molte zone del Nord e del Centro, la domanda resta alta. Il pellet piace perché è gestibile, programmabile, e in diversi casi permette di contenere la spesa rispetto ad altri combustibili.
2) Regole UE e sostenibilità (RED III)
Norme più stringenti sulla sostenibilità delle biomasse, come la RED III, possono aumentare i costi di filiera e di certificazione. Non è detto che si traduca in rincari pesanti, ma può spingere verso una selezione dell’offerta, premiando prodotti tracciabili e penalizzando quelli “opachi”.
3) Psicologia del mercato: scarsità percepita e trasparenza
Qui entra in scena la parola che fa discutere, speculazioni. Non sempre servono “prove” eclatanti per far salire i prezzi, a volte basta la narrativa della “scarsità imminente”. Se la trasparenza è bassa, il consumatore tende a comprare prima e di più, e l’elastico si tende.
Quanto spenderai davvero: un esempio pratico
Per rendere tutto meno astratto, ecco una stima semplice (che varia in base a casa, isolamento, zona climatica):
- consumo stagionale tipico: 2-3 tonnellate
- con prezzi 2026 stimati 320-350 €/t
- spesa indicativa: 640-1.050 € a stagione
Se invece compri a sacchi, e stai tra 5,6 e 6,50 €, la differenza la fanno il periodo d’acquisto e la logistica.
Strategie intelligenti per non farti sorprendere
- Compra fuori picco: spesso tra primavera ed estate si spunta il miglior rapporto qualità prezzo.
- Punta su certificazioni e resa, non solo sul costo a sacco. Un pellet scadente può costare meno, ma consumarsi di più e sporcare di più.
- Valuta consegna in pallet o autobotte se consumi molto.
- Tieni d’occhio incentivi e agevolazioni fiscali, come l’IVA agevolata al 10%, che può alleggerire il conto.
E le alternative? Un confronto che vale la pena fare
A volte mi aiuta guardare cosa succede intorno: legna da ardere e cippato in alcuni contesti risultano più stabili o in lieve calo. Non è una gara a chi costa meno, però è utile per capire se il pellet sta tornando “normale” o se resta sotto pressione.
Conclusione: il numero chiave per il 2026
Se ti aspettavi l’onda d’urto, la risposta è chiara: non emergono previsioni credibili di aumenti shock. Il 2026, con alta probabilità, si muoverà nella fascia 5,6-6,50 € a sacco da 15 kg (o 320-350 €/t), con possibili scostamenti locali legati a domanda, logistica e regole di sostenibilità. In pratica, niente panico, ma una parola sì: programmazione. E nel mondo del riscaldamento, quella è già mezza bolletta risparmiata.
Per orientarti tra qualità, certificazioni e sostenibilità, vale la pena capire meglio cosa si intende per biomassa.




