Se hai l’Assegno di Inclusione (ADI) o stai per richiederlo, questa “allerta” non è un titolo a effetto: le nuove regole stringenti cambiano davvero il modo in cui si rinnova e, soprattutto, quanto ti entra in tasca nel momento più delicato, quello della ripartenza. La bozza della Legge di Bilancio 2026 prova a rendere il meccanismo più lineare, ma lo fa con un dettaglio che può tagliare fuori chi non è preparato.
Cosa cambia davvero nel rinnovo: addio stop, ma arriva la sforbiciata
Finora il rinnovo dell’ADI dopo i primi 18 mesi prevedeva un mese di “pausa” prima di ripartire. L’idea, almeno sulla carta, era semplice: una sospensione tecnica. La bozza 2026 interviene sul comma 2 dell’articolo 3 del D.L. 48/2023 e toglie quel mese di stop.
Sembra una buona notizia, e in parte lo è. Ma il prezzo è un altro: la prima mensilità dopo il rinnovo viene dimezzata. E qui si accende la spia rossa, perché molti contano proprio su quella prima ricarica per riallineare bollette, affitto, spese scolastiche.
In più, il nuovo schema si applicherebbe anche ai nuclei con scadenza a novembre 2025, quindi l’impatto potrebbe arrivare prima di quanto ci si aspetti.
Il punto che fa male: il primo mese dopo il rinnovo è metà
Mettiamola in modo concreto, senza giri di parole.
- Se un single prende 845 euro al mese come importo massimo, dopo il rinnovo il primo mese scende a 422,50 euro.
- Poi dal mese successivo si torna al valore pieno (sempre se restano validi requisiti e ISEE).
È una riduzione che pesa perché è “improvvisa”, e arriva proprio quando ci si aspetterebbe continuità. Non è uno stop, è vero, ma è una ripartenza a metà carburante.
Esempi di importi massimi 2026 (per capire le grandezze)
Gli importi possono includere componenti familiari e quote integrative (ad esempio affitto). Ecco alcuni esempi indicativi:
| Nucleo familiare | Importo massimo mensile |
|---|---|
| Singolo | 845 € (primo mese post-rinnovo: 422,50 €) |
| Over 67 + persona con disabilità grave | 1.296,75 € |
| Due persone (una con disabilità) + affitto | 1.332,50 € |
Il messaggio da portarsi a casa è uno: se stai pianificando spese “fisse” sul mese di rinnovo, considera che potresti ricevere solo metà.
Il vero rischio di esclusione: l’ISEE 2026 e la DSU fatta tardi (o male)
Qui la novità non è una frase in legge, è una trappola pratica che tanti conoscono già: a fine anno l’ISEE scade, e per il 2026 serve un aggiornamento. Senza una DSU aggiornata, l’ADI può finire in importo minimo, in sospensione, o peggio in decadenza.
L’ISEE (cioè l’ISEE) diventa il perno anche perché cambiano alcune franchigie sulla prima casa, che possono abbassare l’indicatore e quindi favorire l’accesso:
- franchigia prima casa che salirebbe da 52.500 a 91.500 euro
- fino a 120.000 nei grandi centri
- più 2.500 euro per ogni figlio oltre il secondo
Sembra un aiuto, e per molti lo sarà. Ma funziona solo se la DSU è compilata bene e in tempo.
Chi rischia davvero di restare fuori
Ecco i profili più esposti:
- patrimoni non dichiarati o dichiarazioni incomplete
- incoerenze tra DSU e dati in possesso degli enti
- ISEE troppo alto dopo l’aggiornamento
- DSU presentata tardi, con conseguente perdita di mesi utili o importi penalizzati
Un consiglio pratico, da segnare: muoversi entro febbraio 2026 riduce il rischio di buchi nei pagamenti e di arretrati persi.
Cosa fare adesso: mini check-list per non farsi sorprendere
Per non arrivare al rinnovo “alla cieca”, conviene:
- Verificare quando scadono i 18 mesi del tuo ADI (soprattutto se la scadenza cade tra fine 2025 e inizio 2026).
- Preparare per tempo la documentazione per la DSU 2026.
- Controllare casa, saldo conti, investimenti, veicoli, tutto ciò che incide sul patrimonio.
- Fare una simulazione: se il primo mese post-rinnovo è dimezzato, hai un piano per coprire le spese essenziali?
- Per dubbi specifici, rivolgersi a CAF o INPS, perché ogni nucleo ha variabili che cambiano l’esito.
La promessa e l’effetto reale: più continuità, meno respiro
Sulla carta, eliminare lo stop rende l’ADI più “continuo”. Nella vita vera, però, quel dimezzamento può creare un vuoto proprio nel mese in cui ti aspetti stabilità. La regola non è un dettaglio tecnico: è un cambio di ritmo che obbliga a pianificare.
Se ti prepari con ISEE e DSU in ordine, e metti in conto la prima mensilità ridotta, non ti taglia fuori. Se invece arrivi tardi o con dati incoerenti, la combinazione di controlli, scadenze e importi dimezzati può diventare una porta che si chiude senza preavviso.




