L’allerta sui buchi contributivi non è un titolo acchiappa clic messo lì per spaventare: nel 2026, tra contributi figurativi meno “utili” e costi più alti per colmare i vuoti, molte persone potrebbero scoprire che la pensione futura è diversa da come l’avevano immaginata. E quando te ne accorgi tardi, recuperare diventa più difficile, e più caro.
Cosa sono davvero i contributi figurativi (e perché contano)
I contributi figurativi sono periodi che vengono riconosciuti ai fini previdenziali anche se, in quei mesi o anni, non c’è stato un versamento diretto da lavoro. In pratica, il sistema ti “accredita” una copertura contributiva per eventi specifici, per esempio alcuni periodi di disoccupazione indennizzata, malattia, maternità o cassa integrazione, secondo regole precise.
L’ente che gestisce queste posizioni è l’INPS, e qui sta il punto: questi contributi possono essere decisivi per raggiungere un requisito, ma non sempre “pesano” allo stesso modo sull’importo finale dell’assegno.
Come influenzano l’accesso alla pensione
Immagina la carriera contributiva come una strada fatta di mattoni. I contributi “normali” sono mattoni pieni, solidi. I figurativi sono mattoni che riempiono un tratto mancante, ma che, a seconda delle regole, possono servire soprattutto a completare il percorso, non necessariamente a renderlo più alto.
In concreto, i figurativi possono:
- aiutarti a raggiungere gli anni minimi per la pensione,
- permetterti di centrare finestre o soglie per la pensione anticipata,
- evitare che un periodo “vuoto” interrompa una continuità utile in alcuni conteggi.
Il nodo del 2026 è che, secondo ipotesi e proposte circolate nel dibattito, potrebbero diventare meno convenienti e, in alcuni scenari, si vocifera persino uno stop del loro utilizzo per maturare l’anticipata. Non è un dettaglio tecnico: cambierebbe proprio la strategia di chi ha carriere discontinue.
Il 2026 e la colmatura dei vuoti: perché potrebbe costare di più
Quando non puoi contare sui figurativi, o quando non bastano, entra in gioco un’altra parola che molti scoprono solo all’ultimo: riscatto o versamenti per coprire periodi non lavorati o non accreditati.
Le novità attese, sempre secondo le proposte citate nel brief, parlano di un aumento delle percentuali richieste per colmare i buchi:
- dal 33% al 36%,
- oppure al 38%,
- fino ad arrivare al 40% in alcuni casi.
L’obiettivo dichiarato sarebbe rendere meno facile, e quindi meno frequente, la “regolarizzazione” dei vuoti. Tradotto in vita reale: chi ha contratti intermittenti, part time discontinui, periodi di stop forzati, rischia di pagare di più per ottenere lo stesso risultato.
Cosa succede all’importo dell’assegno: l’effetto “pensione più bassa”
Qui vale una regola semplice, anche se non sempre piacevole: se i contributi accreditati “riempiono” ma non incrementano in modo equivalente la base di calcolo, l’assegno può risultare più basso rispetto alle aspettative.
I possibili effetti pratici sono tre:
- Accesso più tardivo: se i figurativi contano meno per l’anticipata, potresti dover lavorare più a lungo.
- Costo maggiore per recuperare: se decidi di colmare i vuoti, lo fai a percentuali più alte.
- Importo finale ridotto: perché periodi coperti “figurativamente” o recuperati tardi possono non compensare come un lavoro continuativo e ben retribuito.
Una mini mappa per orientarti (senza panico)
Per non farti trovare impreparato, ecco una check list concreta, da affrontare con calma:
- Controlla l’estratto conto contributivo: cerca i vuoti, anche piccoli, perché si sommano.
- Identifica i periodi figurativi: capisci quali eventi li hanno generati e come sono conteggiati.
- Fai una simulazione: confronta pensione “con” e “senza” recupero dei buchi.
- Valuta il timing: colmare prima può costare meno che farlo quando sei vicino al traguardo.
- Pianifica un margine: se le regole 2026 restringono, avere un “cuscinetto” di mesi può salvarti.
Il punto finale: cosa devi portarti a casa
L’allerta sui buchi contributivi, in sostanza, significa questo: dal 2026 la combinazione tra contributi figurativi meno favorevoli e costi più alti per colmare i vuoti può tradursi in una pensione più lontana o più leggera. La buona notizia è che non è un destino inevitabile, ma una questione di consapevolezza e scelte tempestive. Prima li vedi, quei buchi, più opzioni hai per gestirli.




