C’è qualcosa di magnetico nelle previsioni euro-dollaro: un numero che si muove di pochi centesimi e, all’improvviso, sembra raccontare la storia di intere economie. Se oggi il cambio è intorno a 1,1659, la domanda che rimbalza ovunque è una sola, cosa succederà nei prossimi mesi e nel 2026?
Il quadro generale: un euro che prova a riprendersi spazio
Mettendo insieme le principali proiezioni, l’idea di fondo è abbastanza chiara: lo scenario più probabile punta verso un apprezzamento dell’euro contro il dollaro, anche se con tappe irregolari e qualche scossone lungo la strada.
Il motivo è quasi “narrativo”, come quando in un film cambia il vento e il protagonista trova finalmente la corrente giusta. Qui la corrente è la politica monetaria: la Federal (Federal) sarebbe orientata a continuare con i tagli dei tassi, mentre la BCE viene spesso descritta come più vicina a una fase di pausa.
Le proiezioni più citate per fine 2026 (e perché contano)
Tra le stime che fanno più scuola, si leggono tre messaggi, diversi nella precisione ma simili nella direzione:
- ING immagina un EUR/USD in area 1,22-1,25 entro fine 2026.
- UBP vede un rialzo più moderato verso 1,20-1,22 già nel primo trimestre 2026.
- MUFG Bank parla di un rafforzamento complessivo intorno al 5% nel corso del 2026, con possibili correzioni.
C’è poi una previsione più “audace” che arriva a ipotizzare anche 1,3074 entro fine 2026. È una stima fuori dal consenso, non impossibile in senso assoluto, ma che richiederebbe un mix particolarmente favorevole all’euro e sfavorevole al dollaro.
Il motore del cambio: tassi, lavoro USA e differenziale
Se dovessi spiegare tutto con una scena quotidiana, direi così: quando il rendimento “promesso” da una valuta scende, quella valuta tende a diventare meno attraente. E qui entra in gioco il possibile percorso dei Fed Funds verso area 2,75% entro fine 2026, secondo alcune aspettative, mentre in Europa la narrativa prevalente è quella di una BCE più ferma.
A spingere in questa direzione, gli analisti citano spesso:
- Mercato del lavoro USA in rallentamento, che aumenterebbe la pressione per ulteriori tagli.
- Un differenziale tassi meno favorevole al dollaro rispetto al recente passato.
- Un contesto in cui le valute più sensibili alla crescita, come l’euro, potrebbero trovare supporto se lo scenario globale resta costruttivo.
Il breve periodo: perché potremmo vedere “saliscendi” prima della salita
Qui arriva la parte che spesso sorprende: anche con un trend rialzista di fondo, il percorso può essere nervoso. Alcune proiezioni mensili descrivono un inizio 2026 potenzialmente più debole, con discese verso 1,10-1,12 tra febbraio e marzo, seguite da una risalita più decisa verso metà anno, fino a 1,20-1,24 tra giugno e luglio.
Non è una contraddizione, è la classica volatilità da cambio: il mercato anticipa, corregge, reagisce a dati macro, e spesso “sconta” le mosse delle banche centrali prima ancora che accadano.
Una bussola rapida: scenari e livelli (senza illusioni)
| Scenario | Cosa lo alimenta | Area EUR/USD indicativa |
|---|---|---|
| Moderato (consenso) | Tagli Fed graduali, BCE stabile | 1,20-1,25 entro 2026 |
| Ottimista | Tagli Fed più rapidi, dollaro più debole | verso 1,25+, fino a stime molto alte |
| Correttivo | Shock geopolitici, crescita europea delude | ritorni temporanei verso 1,10-1,12 |
Quindi, cosa succederà davvero?
La risposta che “chiude il cerchio” è questa: salvo eventi imprevisti, le previsioni più solide puntano a un euro in rafforzamento nel corso del 2026, con un cambio che potrebbe gravitare tra 1,20 e 1,25. Ma nei prossimi mesi è plausibile attraversare fasi di arretramento e rimbalzo, perché il mercato vive di aspettative, non di linee dritte.
Se ti sembra un finale meno spettacolare di quanto prometta la parola “previsioni”, è proprio qui il punto: nel cambio EUR/USD la storia non è un colpo di scena, è una trama fatta di tassi, dati sul lavoro, crescita e fiducia, e chi segue il film fino in fondo di solito capisce perché l’euro, lentamente, potrebbe tornare protagonista.




