C’è un tipo di spesa che scivola via senza fare rumore, come un rubinetto lasciato appena aperto: le assicurazioni inutili. Le paghi per sentirti “a posto”, poi scopri che non ti servivano, o peggio, che non ti avrebbero protetto proprio quando contava. E la cosa più fastidiosa è che spesso non è colpa di una scelta sbagliata, ma di una scelta non davvero consapevole.
Perché finiamo a pagare polizze superflue (senza accorgercene)
Quando si parla di assicurazione molti pensano a un’unica grande decisione, invece nella vita reale è un puzzle di micro coperture, rinnovi automatici, opzioni “premium” spuntate di fretta. Il risultato è un portafoglio pieno di protezioni ridondanti e, allo stesso tempo, qualche rischio serio lasciato scoperto.
Le cause più comuni:
- Scarsa trasparenza percepita: documenti lunghi, linguaggio tecnico, condizioni che nessuno ha tempo di leggere bene.
- Abitudine e inerzia: “ce l’ho da anni, sarà utile”.
- Acquisti online: caselle pre-selezionate, pacchetti aggiuntivi, checkout veloce.
- Sovrapposizioni: coperture simili già incluse altrove (carta di credito, polizze di famiglia, tutela legale collegata ad altri contratti).
Le “coperture accessorie” che restano lì, mese dopo mese
È la classica scena: stai acquistando un servizio, un viaggio, un dispositivo, e compare l’opzione “protezione extra”. Costa poco al mese, quindi sembra innocua. Ma piccole cifre sommate nel tempo diventano una spesa importante, soprattutto se non le usi mai.
Qui il punto non è demonizzare l’extra, ma verificare:
- L’extra copre davvero un rischio che hai?
- Ci sono franchigie o esclusioni che la rendono quasi inutile?
- È duplicata rispetto a garanzie già attive?
Un consiglio pratico che do sempre, perché funziona: apri l’app della banca e cerca gli addebiti ricorrenti. Se trovi voci “misteriose”, risali al contratto e chiediti se quel servizio lo useresti anche se dovessi riacquistarlo oggi.
Le polizze “tranquillizzanti” che non risolvono i problemi reali
Ci sono polizze nate più per dare sollievo psicologico che per proteggere davvero. Costano poco, quindi non le metti in discussione. Ma il loro limite è spesso la copertura: massimali bassi, eventi coperti rarissimi, esclusioni lunghe come una lista della spesa.
Mi piace descriverle così: ti vendono una sensazione, non una soluzione.
Prima di firmare, chiedi sempre:
- Qual è il massimale reale e in quali casi si applica?
- Quali sono le esclusioni più frequenti?
- Quanto pagheresti “di tasca tua” anche in caso di sinistro?
Se ti riconosci nel profilo del Capricorno, prudente e metodico, usa questa tendenza a tuo favore: pretendi un prospetto semplice, confronta almeno due alternative e non accettare risposte vaghe.
Assicurazione viaggio: indispensabile o spesa inutile?
Qui la verità è più sfumata. L’assicurazione viaggio può essere fondamentale, soprattutto fuori dall’Unione Europea o in paesi con sanità molto costosa. Però diventa inutile quando è:
- troppo generica,
- sottodimensionata per le spese mediche reali,
- duplicata da coperture già incluse (ad esempio in alcune carte o pacchetti bancari).
La domanda giusta non è “serve o no?”, ma “serve a questo viaggio specifico?”. Durata, destinazione, attività (sport, trekking, noleggio auto) cambiano tutto.
Il rischio più grande: spendere sul superfluo e restare scoperti
Il paradosso è frequente: paghi per opzioni extra, ma non hai chiarito le priorità. Per molte famiglie, i buchi tipici sono:
- responsabilità civile non adeguata,
- tutela del reddito in caso di imprevisti seri,
- coperture casa non aggiornate ai valori attuali.
Non è questione di avere “più polizze”, ma polizze giuste.
Mini check-up in 20 minuti (che vale soldi veri)
Prenditi un caffè e fai questa verifica rapida:
- Elenca tutte le polizze attive e i relativi costi annui.
- Evidenzia quelle con rinnovo automatico e imposta un promemoria 30 giorni prima.
- Cerca sovrapposizioni tra coperture simili.
- Leggi solo tre voci chiave: massimale, franchigia, esclusioni principali.
- Se una polizza non supererebbe il test “la ricomprerei oggi?”, mettila in discussione.
Alla fine, l’obiettivo non è tagliare a caso. È smettere di pagare per sentirsi protetti e iniziare a pagare per essere protetti davvero. E quando fai questo scatto mentale, ti assicuro che il portafoglio respira, ma soprattutto respiri tu.




