Quando spuntano cartelle IMU non pagate, la sensazione è sempre la stessa: un tuffo allo stomaco e una domanda che rimbalza in testa, “Ma questa cosa è ancora valida, oppure è ormai troppo tardi per chiedermi i soldi?”. Il “trucco” per capirlo non è un segreto da addetti ai lavori, è un metodo pratico, fatto di date, notifiche e un controllo preciso dei documenti.
La regola base: 5 anni (quasi sempre)
Per i tributi locali come l’IMU, il riferimento più citato è l’art. 2948 c.c., che prevede la prescrizione quinquennale. Tradotto in modo semplice: il Comune (o l’ente che riscuote per suo conto) perde il diritto di pretendere il pagamento se passano 5 anni senza atti validi che “tengano in vita” il credito.
Qui entra in gioco la parola chiave: prescrizione. È proprio quel meccanismo che, con il passare del tempo, può spegnere un debito se nessuno lo riattiva correttamente.
Il vero “trucco”: costruisci la timeline, non andare a sensazione
Il modo più affidabile per capire se una cartella IMU è prescritta è creare una mini cronologia con due domande secche:
- Da quando decorre il termine (dies a quo)?
- Ci sono stati atti che hanno interrotto la prescrizione?
Se ti affidi solo all’anno d’imposta, rischi di sbagliare. Se invece metti in fila le date, spesso la risposta diventa evidente.
Quando inizia a contare il tempo (dies a quo)
In molti casi, il termine decorre dal momento in cui l’imposta è diventata esigibile, spesso collegato alla scadenza dell’anno di riferimento e, nella pratica, si ragiona frequentemente dall’anno successivo a quello d’imposta.
Attenzione però: se arriva un avviso di accertamento notificato più tardi, può diventare quella la “nuova partenza” per il conteggio, perché da lì l’ente formalizza la pretesa e avvia la riscossione.
In breve, nella tua timeline annota sempre:
- anno IMU (es. 2019)
- eventuale data di notifica dell’accertamento
- eventuale data di notifica della cartella o di altri atti
Cosa interrompe la prescrizione (e la fa ripartire da capo)
La prescrizione non si interrompe con “voci”, telefonate o promemoria informali. Servono atti recettizi, cioè atti che devono essere portati a conoscenza del contribuente.
Esempi tipici di atti interruttivi:
- avviso di accertamento
- cartella di pagamento
- intimazione di pagamento
- preavviso di fermo (o atti simili di riscossione)
Ogni volta che uno di questi atti viene notificato validamente, il conteggio dei 5 anni riparte da zero.
Un punto che molti sottovalutano: la notifica deve “arrivare”
Nella pratica, non basta sempre dire “l’abbiamo spedita”. Per molti atti conta che la notifica sia stata effettuata in modo tale da risultare conoscibile dal destinatario. Se la notifica è contestabile o non risulta perfezionata, l’interruzione potrebbe non reggere. Qui conviene essere molto concreti: si guardano prove di notifica e date.
Esempio pratico: IMU 2019, quando si prescrive?
Immagina IMU dovuta per il 2019 e nessun atto interruttivo:
- Se il conteggio parte dall’anno successivo (2020), i 5 anni possono portare alla prescrizione tra fine 2024 e 2025, a seconda di come si individua il giorno esatto di esigibilità e degli atti eventualmente notificati dopo.
- Se invece nel frattempo è arrivato un accertamento (poniamo nel 2022) notificato correttamente, da lì riparte un nuovo quinquennio.
Il punto non è indovinare, è verificare i documenti.
Come verificare davvero: i documenti da chiedere
Per fare la timeline in modo pulito, la cosa più utile è richiedere:
- estratto di ruolo
- cronologia degli atti notificati
- copie degli atti con relate di notifica (o esiti di raccomandata, PEC, messo)
Senza queste date, si discute nel vuoto. Con queste date, spesso bastano cinque minuti con carta e penna.
Se pensi sia prescritta: cosa fare, in pratica
Quando hai una base documentale, le strade più comuni sono:
- Istanza in autotutela (richiesta di annullamento) all’ente o al concessionario della riscossione, allegando la tua ricostruzione e le prove.
- Ricorso all’autorità competente nei termini previsti, soprattutto se la notifica è recente o se vuoi contestare la validità dell’atto.
Ultime due attenzioni: sospensioni e periodi “congelati”
In alcuni periodi ci sono state sospensioni straordinarie dei termini (per esempio per normative emergenziali). Non succede sempre, e non vale per tutto, ma può spostare in avanti la scadenza effettiva. Se la tua situazione cade in quegli anni, va messo in conto nel calcolo.
Alla fine, il “trucco” è questo: non chiederti “sarà prescritta?”, chiediti “qual è l’ultima notifica valida, e sono passati 5 anni da lì?”. Se ricostruisci quella data con precisione, la risposta smette di essere un’ansia e diventa un dato.




