Attenzione a chi dai il tuo IBAN: ecco cosa possono fare i truffatori con i tuoi dati

Ti sembra un dato innocuo, quasi burocratico, e invece l’IBAN può diventare la chiave di una truffa ben congegnata. È il classico dettaglio che si condivide “per comodità”, poi un giorno arriva una fattura strana, un’email urgente, un bonifico che non torna, e ti chiedi come sia possibile che i soldi siano finiti altrove.

Perché un semplice IBAN attira i truffatori

Di per sé, un IBAN non permette a qualcuno di svuotarti il conto con un click, non è una password. Il punto è un altro: è un dato di incasso, perfetto per farsi pagare al posto di qualcun altro. E quando viene combinato con email rubate, documenti falsi, o informazioni ottenute con phishing, diventa un tassello potentissimo.

In pratica, chi truffa non “entra” nel tuo conto, spesso fa in modo che tu (o un’azienda, o un familiare) paghi sul conto sbagliato.

Le truffe più comuni che girano intorno all’IBAN

Qui sotto ci sono gli schemi che ricorrono più spesso, quelli che sembrano normali finché non è troppo tardi.

1) Frode del fornitore (cambio IBAN)

Arriva una mail che sembra autentica, stesso tono, stesso logo, stessa firma. Ti dicono che c’è un cambio di coordinate bancarie e che da oggi bisogna pagare su un nuovo IBAN. Tu esegui il bonifico e hai fatto il lavoro per loro.

2) Manomissione dell’IBAN in fattura

È la versione più inquietante perché non sempre parte da una mail “falsa”. A volte un malware intercetta le comunicazioni, modifica l’IBAN in allegato, e tu ricevi una fattura che sembra identica alla solita, solo con il conto cambiato.

3) Truffa nella vendita online

Il venditore chiede pagamento via bonifico per una merce “introvabile”. L’IBAN esiste, il beneficiario no, o comunque non è chi dice di essere. Dopo il pagamento, silenzio.

4) Phishing bancario e raccolta dati

Ti contattano fingendosi assistenza, o “ufficio sicurezza”. Puntano a farti consegnare non solo l’IBAN, ma anche altri elementi (accessi, codici, dati personali) per aumentare le possibilità di frode.

Cosa possono fare davvero con i tuoi dati

Mettiamola in modo concreto, senza panico ma con lucidità. Con il tuo IBAN, o con un IBAN “sostitutivo” inserito al posto giusto, i truffatori possono:

  • Incassare bonifici non dovuti, convincendo qualcuno che sta pagando il soggetto corretto.
  • Mettere in piedi frodi di tipo BEC (Business Email Compromise), intercettando conversazioni reali e inserendosi nel momento del pagamento.
  • Combinare IBAN con altri dati ottenuti altrove per attività fraudolente, compresi tentativi di riciclaggio tramite conti di appoggio.

Il dettaglio che fa male è questo: spesso la vittima scopre tutto quando il fornitore vero chiede “perché non hai pagato?”, e lì capisci che hai pagato eccome, solo che hai pagato il conto sbagliato.

Perché recuperare i soldi è così difficile

Con i bonifici, soprattutto quelli istantanei e quelli disposti online, la velocità è un vantaggio anche per chi truffa. Una volta accreditato, il denaro può essere spostato rapidamente. Per questo si dice che il bonifico è “quasi irrevocabile”: tentare il richiamo si può, ma non è garantito.

Difese pratiche, quelle che funzionano davvero

Ti lascio un set di abitudini semplici, da usare come cintura di sicurezza.

  • Verifica a voce: se ricevi un cambio IBAN, chiama il fornitore usando un numero già noto (non quello nella mail).
  • Controllo storico: confronta l’IBAN con quello usato nei pagamenti precedenti, soprattutto per fornitori abituali.
  • Protezione digitale: antivirus aggiornato, attenzione agli allegati, posta più sicura quando possibile.
  • 2FA sull’home banking: attivala sempre, anche se sembra scomoda.
  • Occhio alle urgenze: “pagare entro oggi” è spesso l’esca emotiva.
Segnale tipicoCosa potrebbe significareContromossa rapida
Mail con “nuove coordinate”Frode del fornitoreRichiama e verifica
Fattura identica ma IBAN diversoManomissione in catenaConfronta con IBAN storico
Richiesta di bonifico per affare “imperdibile”Vendita inesistenteUsa metodi più tutelati, verifica identità

La novità che cambia le regole: VoP dal 9 ottobre 2025

Dal 9 ottobre 2025 entra in scena la Verifica del Beneficiario (VoP): banche e Poste Italiane dovranno controllare in tempo reale se nome del beneficiario e IBAN corrispondono prima dell’invio del bonifico, sia istantaneo sia ordinario. Il sistema mostrerà esiti come corrispondenza, quasi corrispondenza, nessuna corrispondenza, oppure non verificabile.

È una barriera concreta contro molte truffe “cambio IBAN”, perché rende più difficile far passare un conto truffaldino come se fosse quello di un soggetto legittimo. Però non sostituisce il buonsenso: se un criminale riesce a farsi fornire un nome coerente, o se ti convince che l’esito “quasi corrispondenza” è normale, l’errore può ancora succedere.

Alla fine il punto resta uno, l’IBAN è un dato che va dato, certo, ma solo quando sai esattamente a chi stai pagando e perché. E quella piccola verifica in più, oggi, vale più di qualunque recupero domani.

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