Allarme pensioni: la nuova età pensionabile blocca migliaia di lavoratori

C’è una frase che in queste settimane torna ovunque, tra chat di colleghi e pranzi di famiglia: “mi hanno spostato la pensione”. E non è solo un modo di dire. Con la Manovra 2026 si profila una nuova età pensionabile che, pezzo dopo pezzo, rischia di bloccare migliaia di lavoratori proprio a un passo dall’uscita. La sensazione è quella di correre verso un traguardo che, quando stai per toccarlo, si allontana di qualche metro.

Cosa cambia davvero dal 2027: lo slittamento in due mosse

Il cuore della stretta sta negli adeguamenti all’aspettativa di vita, cioè quel meccanismo che collega requisiti e demografia. In pratica, se si vive più a lungo, si lavora un po’ di più.

Dal 1° gennaio 2027 l’aumento previsto sarebbe di 1 mese (e non di 3, come si temeva). Poi, dal 1° gennaio 2028, arriverebbero altri 2 mesi. Risultato complessivo: la pensione di vecchiaia si sposterebbe a 67 anni e 3 mesi, mentre l’anzianità contributiva piena salirebbe a 43 anni e 1 mese.

C’è una parentesi importante: chi svolge lavori gravosi o usuranti (una platea stimata intorno al 2% dei nuovi pensionati) avrebbe una sorta di “congelamento” degli aumenti fino al 2028. È un cuscinetto, ma molto selettivo.

Pensione anticipata: lo “scalino” che torna a farsi sentire

Qui la storia si fa più delicata, perché non riguarda solo chi è vicino ai 67 anni, ma anche chi punta a uscire prima.

Nel 2027 ci sarebbe un blocco parziale del famoso “scalino” di 3 mesi per chi ha almeno 64 anni. Ma dal 2028 entrano in scena criteri più rigidi, soprattutto per chi è nel contributivo puro (cioè chi ha iniziato a versare dopo il 1995).

Un esempio che fa discutere: la possibilità di uscire a 64 anni potrebbe richiedere non solo 25 anni di contributi, ma anche un assegno minimo di circa 1.638 euro. Tradotto in vita reale: tanti, pur avendo l’età, resterebbero “intrappolati” perché l’importo stimato non raggiunge la soglia.

Per capire il perché, basta ricordare come funziona il sistema contributivo: l’assegno dipende da quanto hai versato e da quanto a lungo hai contribuito. Carriere spezzate o stipendi bassi, assegno più leggero.

Addio alle uscite anticipate: chi resta più esposto

Il punto che fa scattare l’allarme non è solo l’aumento di mesi, è la riduzione della flessibilità. Nelle ipotesi collegate alla Manovra 2026 sparirebbero alcune strade di uscita anticipata, tra cui Opzione Donna e Quota 103, oltre a certe combinazioni con la previdenza complementare per raggiungere la vecchiaia con 20 anni di contributi.

Le conseguenze, realisticamente, si concentrano su due gruppi:

  • Donne, perché più spesso hanno carriere discontinue (cura, part-time, periodi scoperti).
  • Giovani, soprattutto quelli nel contributivo, perché rischiano di arrivare a 64 anni con molti “buchi” e un assegno sotto soglia.

In altre parole, non è solo “lavorare qualche mese in più”, è perdere la possibilità di scegliere l’uscita quando la vita lo richiede.

Quota 41 Light: la porta che potrebbe aprirsi, ma con un prezzo

Circola anche un’ipotesi chiamata Quota 41 Light: pensione con 41 anni di contributi a qualsiasi età. Sembra la soluzione, finché non si legge la clausola: ricalcolo contributivo integrale, con penalizzazioni che possono ridurre l’assegno anche in modo sensibile. Per alcuni potrebbe essere comunque conveniente, per altri sarebbe un compromesso troppo caro.

Minime in aumento e perequazione: piccole boccate d’ossigeno

Accanto alla stretta, ci sono misure “compensative” sul fronte importi:

  • +20 euro al mese per pensioni minime e assegno sociale, circa 260 euro l’anno, con una platea stimata di 1,1 milioni di persone.
  • Dal 2026 la pensione minima lorda arriverebbe intorno a 620 euro (su 13 mensilità).

C’è poi la perequazione (rivalutazione Istat) attorno all’1,4-1,5%. Ma qui la percezione comune è amara: l’aumento rischia di tradursi in pochi euro netti, spesso riassorbiti dall’inflazione.

Come orientarsi adesso: tre mosse pratiche

In attesa dei testi definitivi e dei decreti attuativi, conviene ragionare così:

  1. Farsi fare una simulazione aggiornata (INPS o patronato), soprattutto se si è vicini ai 64 anni.
  2. Verificare se si rientra tra lavori gravosi/usuranti, perché può cambiare la timeline.
  3. Valutare l’impatto di un’uscita “penalizzata” (se arrivasse Quota 41 Light) rispetto a restare al lavoro con eventuali incentivi per chi prolunga.

La domanda del titolo, quindi, ha una risposta concreta: sì, la nuova età pensionabile può “bloccare” perché sposta in avanti i requisiti e, soprattutto, perché toglie opzioni che prima permettevano di uscire nonostante carriere fragili. E chi ha carriere fragili, oggi, non è una minoranza silenziosa, è una generazione intera che sta arrivando al momento decisivo.

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