Gettoni telefonici anni ’60 e ’70: alcuni sono ricercatissimi dai collezionisti

Se hai in mano dei gettoni telefonici anni ’60 e ’70, magari pescati da una scatola in soffitta o da un cassetto “delle cose importanti”, capisco benissimo l’emozione: a prima vista sembrano solo piccoli dischi di metallo, ma alcuni sono davvero ricercatissimi dai collezionisti. Il punto è che non contano solo gli anni, contano i dettagli, e spesso sono proprio quelli che rischiamo di non notare.

Perché proprio gli anni ’60 e ’70 fanno battere il cuore ai collezionisti

Quei decenni sono una specie di “età dell’oro” per chi ama questi oggetti: i gettoni erano comunissimi, passavano di mano in mano, finivano nelle tasche dei cappotti e nel fondo delle borse. Oggi, proprio perché erano oggetti d’uso, trovarli in ottimo stato di conservazione non è scontato.

In più, molti gettoni dell’epoca hanno caratteristiche fisiche che li rendono immediatamente riconoscibili:

  • metallo, spesso ottone o leghe simili
  • dimensioni spesso più “importanti” rispetto a emissioni successive
  • numeri, scritte e simboli che funzionano come una vera carta d’identità

E qui entra in gioco la parte più bella, quella in cui inizi a guardare il tuo pezzo come lo guarderebbe un esperto.

Le cose da controllare subito (senza strumenti strani)

Prima di pensare a valori e rarità, prendi il tuo gettone e fai tre controlli semplici, sotto una luce buona.

  1. Sigla e produttore
    Cerca abbreviazioni e marchi: SIP, Stipel, IPM, UT e altre sigle possono comparire sul bordo o nel disegno. Per i collezionisti, identificare il produttore è spesso il primo passo per capire “che famiglia” è.

  2. Codice numerico (spesso a tre cifre)
    Molti esemplari riportano una sigla numerica legata al mese di conio, all’anno o al lotto produttivo. È una di quelle cose che sembrano insignificanti finché non scopri che proprio quel codice può fare la differenza tra “comune” e “cercato”.

  3. Stato di conservazione
    Graffi profondi, botte sul bordo, ossidazione aggressiva: tutto questo incide. Un gettone identico, ma più pulito e leggibile, può valere parecchio di più. La parola chiave è leggibilità di numeri e scritte.

Quanto possono valere davvero: aspettative realistiche

Qui conviene essere onesti, perché è facile farsi trascinare dall’entusiasmo. Molti gettoni anni ’70 sono abbastanza comuni: in quel caso si parla spesso di cifre contenute, soprattutto se il pezzo è circolato parecchio.

Indicazioni tipiche che si incontrano nel mercato collezionistico:

  • esemplari comuni: circa 1–15 € (molto dipende da conservazione e domanda)
  • esemplari con varianti interessanti o meno frequenti: valori più alti, spesso da verificare caso per caso
  • pezzi davvero rari, o di periodi ancora precedenti, possono arrivare a cifre decisamente importanti, ma non è la norma

Il trucco, quando si parla di soldi, è non fissarsi su un numero secco: il valore è un incrocio tra rarità, domanda, condizioni e possibilità di attribuire con certezza la variante.

I dettagli che “accendono” l’interesse: varianti, errori, combinazioni

Quello che rende alcuni pezzi ricercatissimi è spesso una combinazione di fattori, non una singola caratteristica. Per esempio:

  • una specifica sigla associata a un mese poco comune
  • una variante di scritta o simbolo
  • differenze sottili nello spessore o nella finitura del metallo
  • tirature più limitate o distribuzioni meno diffuse

È un po’ come riconoscere una canzone dalle prime due note: a un occhio allenato basta un dettaglio.

Come venderli o farli valutare senza farsi venire il dubbio dopo

Se vuoi muoverti con calma (e senza rimpianti), ecco un percorso pratico:

  • Fai foto nitide di fronte, retro e bordo, con luce naturale
  • Raggruppa per sigle e codici numerici, anche solo su un foglio
  • Confronta lotti simili su piattaforme di vendita, non solo singoli annunci “sparati”
  • Valuta una valutazione presso un negozio numismatico o un esperto di collezionismo, soprattutto se noti combinazioni insolite

Un consiglio personale: evita pulizie aggressive. Lucidare “a specchio” può sembrare una buona idea, ma spesso riduce l’interesse per chi colleziona, perché altera la superficie originale.

La risposta che cercavi: sì, alcuni valgono davvero, ma devi riconoscerli

Quindi sì, tra i gettoni telefonici anni ’60 e ’70 ce ne sono alcuni ricercatissimi dai collezionisti, soprattutto quando sigla, codice, produttore e conservazione si incastrano nel modo giusto. Il bello è che non serve essere esperti per iniziare: basta guardare meglio, con un pizzico di metodo, e lasciare che siano i dettagli a raccontarti la storia del pezzo che hai in mano.

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